Oggi, UN-DI-CI, è il numero dei giorni che mi separa dal mio grande viaggio. Quello che tutti dovrebbero fare una volta nella vita e che invece solo pochi hanno il coraggio di fare. Non servono moltissimi soldi (davvero!), serve solo un po' di coraggio: mollare tutto e tutti per un po', senza sapere bene dove andrai nè cosa farai. Dunque, non un'esperienza a Londra o New York, dove sappiamo già che alla fine condivideremo la casa con qualche spagnolo o francese e che - se va male - lavoreremo da Starbucks per imparare l'inglese e - se va bene - ci faremo le ossa nella City o a Wall Street. Io mi riferisco a posti meno accoglienti (non che le sopracitate città lo siano sempre!), a mete ben più lontane dai nostri stili di vita, dove quel "senso di casa" è difficile da ritrovare.
Ecco, per quanto mi riguarda, lasciare quel "senso di casa" rappresenta oggi l'ostacolo più grande. Sarà per questo che mai come ora mi sto godendo la mia casina più che posso? I miei amici lo sanno bene. Ma queste lenzuola fresche e profumate, l'asciugamano sempre candido, il cuscino sottilissimo e il materasso duro come piacciono a me, l'acqua calda, il frigorifero pieno...la voce di mamma (la mia mammina!), Dio quanto mi mancheranno!!! E quanto sarò felice poi un giorno di ritrovarli, proprio perchè mi saranno mancati così tanto. La verità è che sono contenta ma anche nervosa. Questa adrenalina è magica. Ho persino smesso di fumare dopo 16 anni da un giorno all'altro, senza batter ciglio.
Che posti vedrò? Quante mani stringerò? Che sguardi, sorrisi, visi incrocerò? Il mondo è la fuori, che mi aspetta. Una delle ragioni che più hanno pesato sulla scelta di diventare giornalista è proprio la possibilità di viaggiare insita in questa professione. Almeno così credevo...e capita che quando le cose non vanno come vorrei, se posso, allora, me le prendo. Oggi a 32 anni suonati, io mi sento un po' come Benjamin Button: anzichè andare avanti, torno indietro. Torno indietro con gli occhi di chi il mondo non l'ha visto come avrebbe voluto ma pure già un po' lo conosce. Cosa significa? Che i tempi sono maturi, signori! O adesso o mai più.
Ad ogni modo, oggi pomeriggio sono andata alla Decathlon, il paradiso dei backpackers. Chi sono i backpackers? Avete presente quei ragazzotti stranieri con gli zainoni sulle spalle stracolmi di roba e che di solito indossano sandali con calzini bianchi (che prometto non metterò mai)!? Beh io, non so come, ho deciso che a breve mi trasformerò in una backpacker. Ancora non so bene come ho maturato questa pazza idea. So solo che un giorno di questi mi son detta: "Perchè non provare?".
Beh ci siamo ormai. Oggi mentre mi aggiravo per le corsie del negozio mi sentivo un po' come Indiana Jones in procinto di partire per la ricerca di questa benedetta arca perduta. Ho comperato uno zaino superaccessiorato, un sacco a pelo per quando mi ritroverò a dormire in posti che neanche nei peggiori incubi...palla da ping-pong con borsa incorporata, asciugamano più sottile di una sottiletta, k-way formato fetta biscottata, una pila con coltello, pinza, forbice, apriscatole annessi che avrebbe fatto invidia persino a Mc Gyver. La prima regola di un backpacker è infatti quella di salvaguardare il benchè minimo spazio, laddove anche un cm può fare la differenza. Sono così orgogliosa del mio zaino che quando sono entrata in casa non me lo sono tolto subito; l'ho tenuto lì sulle mie spalle ancora per un po', un buon quarto d'ora, e l'ho tolto solo perchè poi dovevo andare a fare la pipì. Tutto è quasi pronto: vaccinazione febbre gialla? Fatta. Tifo? Fatta. Assicurazione per eventuali infortuni di viaggio? Sì. Insomma la mia missione sta per cominciare, solo che io, a differenza di Indiana Jones, non devo cercare proprio nulla. A me "solo" il compito di scoprire un posto che si chiama MONDO.
Curiosity kills the cat but
helps the tiger to survive
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